Benedizione e concerto a Galgiana

Gran giornata, oggi, a Galgiana: Tanta gente e tanta partecipazione all’evento che ha visto protagoniste le campane.

Dopo i Vesperi solenni, concelebrati dai preti della Comunità Pastorale, tutti si sono recati sul sagrato, stretti intorno alle campane, con gli alpini allineati in uno schieramento perfetto, a formare un cordone di protezione. 

Prima della Benedizione, il sottoscritto, Francesco Biffi, in rappresentanza della Commissione Affari Economici della Parrocchia, ha “raccontato” la storia di queste campane, che hanno avuto un ruolo importante nella vita di questa Parrocchia.

Vale però la pena di sottolineare alcuni momenti drammatici vissuti all’ombra di queste campane.

La storia

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Il documento distribuito nell’occasione con la sintesi della storia delle campane:

Storia delle campane di Galgiana

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Tutto ha inizio nel 1889, quando l’allora parroco, Mons. Carlo Buttafava, decise di affidare alla Ditta Pruneri, di Grosio (in attività dal 1818 al 1954), la realizzazione di un concerto di 5 campane.
Erano fin troppo grandi per le dimensioni del campanile ma così è stato voluto, pare anche per una questione di prestigio.

Nel 1943 gli eventi bellici si imposero in maniera drammatica.
Don Luigi Casola, parroco di allora, accettò, con sgomento e sofferenza, l’obbligo derivante da un Regio Decreto: mettere a disposizione per scopi bellici una parte delle campane.
Ne vennero sacrificate due e una finì per essere fusa.
Al termine della guerra, la sopravvissuta tornò a Galgiana e quella mancante venne sostituita con un’altra, realizzata dalla Fonderia Barigozzi.
Dopo averle riposte nella cella, il Concerto di 5 campane riprese  a suonare al completo.

Nel giugno 1962, sempre con parroco Don Luigi Casola, un altro evento drammatico scosse la Comunità.
Durante i rintocchi di un funerale, una campana, la terza, cadde “con spaventoso fragore…nel giardino ivi sprofondandosi“.
La leggenda popolare fa risalire quest’evento ad una profezia della persona di cui si celebrava il funerale.

Nel 1986, con Parroco Don Antonio Brambilla, si resero necessari dei lavori per consolidare la torre campanaria per alcuni cedimenti avuti negli anni precedenti.
Durante questi lavori, per un probabile errore della ditta esecutrice, durante una notte, vi furono altri cedimenti della torre che portarono l’inclinazione allo stato attuale.
Quella notte, Don Antonio la passò pregando, in ginocchio, all’interno della Chiesa.

Con Don Giorgio Lattuada, succeduto a Don Antonio, si tenne sotto controllo il campanile.

Oggi, con Don Sergio Zambenetti, sono in corso gli interventi il restauro sia della torre che della cella campanaria, anche grazie alla supervisione dell’ing. Michele Cuzzoni, uno dei maggiori specialisti in materia.

L’intervento effettuato dalla ditta Trebino ha rimesso ordine ai ceppi dei sostegno delle campane, ha svolto un ammodernamento significativo di tutti gli accessori di movimentazione oltre ad una sabbiatura e alla pulitura delle campane stesse.
Insomma: un intervento di restyling completo.

La benedizione e il concerto

Dopo la loro storia è arrivato il momento della loro benedizione.

Il Prevosto Don Sergio Zambenetti, coadiuvato da Don Marco Zappa e dal diacono Scaioli, ha benedetto una ad una le campane, ciascuna con la propria dedica.
Un momento particolarmente significativo e suggestivo.

Al termine è stata la volta del concerto, effettuato da alcuni maestri campanari e preceduto dall’intervento di Franco Manzoni, anch’esso membro della Commissione Affari Economici, che ha voluto dedicare il primo concerto, con le note di “Volare” a Don Antonio Brambilla.

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