I falò casatesi di S. Antonio abate

[label type=”tradizioni”] Tradizione religiosa[/label]

[label] Gennaio [/label]

Le origini della tradizione di accendere dei falò legati al culto di Sant’Antonio si perdono nella notte dei tempi.
Si sa che il fuoco costituisce uno degli attributi iconografici legati alla figura di S. Antonio e che questa tradizione è diffusa in tutta Italia, seppure con partecipazioni differenti a seconda del luogo.

Da secoli, fa parte della tradizione il trarre auspici dal movimento della “barba” del santo, ovvero dalle faville che i contadini producono, smuovendola con forche da fieno, la brace del falò, quando la fiamma viva del materiale combustibile si è spenta.

Ovvio che, in un contesto rurale, la tradizione assume ancora più importanza, visto che il santo è patrono di macellai, salumai e allevatori.
Non solo: è anche protettore degli animali domestici (viene spesso raffigurato con accanto un maiale) ed ha fama di essere stato capace di guarire malattie terribili anche sugli uomini.

Tutti i falò casatesi


La festa di S. Antonio

Un racconto che prendiamo in prestito dal nostro amico Renato Ornaghi (che ringraziamo) .

Sant’Antoni del porcell, damm on omm, ma ch’el sia bell!

Oggi grazie a internet, alle chat e alle webcam, per una ragazza trovare il moroso è un tantinello più facile.
Ma un tempo, quando le ragazzine quindicenni già puzzavano di bollito di camola in filanda era lui, Sant’Antonio Abate, il nume tutelare cui aggrapparsi quando si era in odore di zitellaggine e il moroso proprio non si riusciva a filarlo.
E la celebre preghiera di invocazione al Santo era quanto mai pretenziosa, come potete leggere sopra: non solo fammelo trovare, ma trovamelo pure bello, il ganzo.
Sant’Antonio Abate (da non confondersi con il lusitano Antonio di Padova) è quindi di gran lunga il Santo più popolare e amato della Brianza.

Essendo non italiano, ma un lontano padre eremita del deserto, vi chiederete come mai egli sia così vicino e apprezzato dalla Brianza contadina.
Il primo motivo l’ho detto: è il Santo da invocarsi dalle ragazze in cerca di marito, quindi già con questo incontra il favore di almeno la metà della razza brianzola.
Secondo motivo: è il tutelare del/dal fuoco in generale e di casa in particolare, quello per scaldarsi e cucinare.
Last but not least, egli protegge gli animali di casa e della stalla (cruciali, per la sopravvivenza della famiglia rurale).
Un santo molto vicino al popolo umile, dunque, forse per questo più amato di altri santi più importanti, più pretenziosi e da “sciori”.

Sant’Antonio Abate, essendo il protettore degli animali domestici, è solitamente raffigurato circondato da bestie e in particolare con accanto un maiale che reca al collo una campanella.
Il 17 gennaio tradizionalmente la Chiesa in campagna benedice gli animali e le stalle, ponendoli sotto la protezione del Santo.
La tradizione deriva dal fatto che l’ordine degli Antoniani aveva nel medioevo ottenuto il permesso di allevare maiali all’interno dei centri abitati, poiché il grasso di questi animali veniva usato per ungere gli ammalati colpiti dal fuoco di Sant’Antonio.
Secondo una leggenda, la notte del 17 gennaio gli animali acquisiscono la facoltà di parlare.
Durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare tra loro era segno di cattivo auspicio.

Ma il tema della ricerca dell’amore impossibile è comunque quello prevalente, con Sant’Antonio Abate.
Venerato a gennaio – che era appunto il mese dei matrimoni -, Sant’Antonio era infatti e soprattutto invocato dalle ragazze in cerca di compagno, che cantavano senza posa più o meno quella poesia-tiritera, dove ragazzo bello faceva sempre rima con porcello (e chissà che questa non fosse un ulteriore invocazione subliminale inoltrata al Santo). Eccone un’altra versione:

Sant’Antoni gloriòs, damm la grazia de fa ‘l moròs,
Damm la grazia de fall bèll, Sant’Antoni del porcell!

La festa di Sant’Antonio è ancora oggi molto viva in Brianza, dove la si celebra tra frittelle e vino brûlé, e soprattutto tra i falò notturni. Sant’Antonio infatti, come ho già detto, era considerato il patrono del fuoco; secondo alcuni i riti attorno alla sua figura testimoniano un forte legame con le culture precristiane, soprattutto quella celtica e druidica.

E’ nota infatti l’importanza che rivestiva presso i Celti il rituale legato al fuoco come elemento beneaugurante, ad esempio in occasione delle feste di Beltaine e di Imbolc: quest’ultima ricorrenza, che veniva celebrata il primo febbraio, salutava la fine ormai prossima dell’inverno e il ritorno imminente allungarsi e della bella stagione, con le giornate che iniziano ad allungarsi. Una festa, dunque, di origini antichissime, festeggiare la quale significava e significa, ogni anno, scatenare le forze positive e, grazie all’elemento apotropaico del fuoco, sconfiggere il male e le malattie sempre in agguato.

(Scritto da Renato Ornaghi)

Approfondimenti su Sant’Antonio

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