Commemorazioni dell’Eccidio di Valaperta

Tradizione religiosa Tradizione civile Gennaio

All’alba del 3 gennaio 1945, sul confine tra Lomagna e Valaperta, vennero fucilati 4 partigiani: Nazzaro Vitali (24 anni, di Bellano),  Natale Beretta (25 anni, di Arcore), Gabriele Colombo (22 anni, di Arcore) e Mario Villa (23 anni, di Biassono).

Ogni anno, l’Amministrazione comunale di Casatenovo, in accordo con le altre amministrazioni comunali interessate, commemora questi caduti nella sera del 3 gennaio.

Solitamente, la manifestazione è articolata in due momenti: una messa e un corteo fino al cippo che ricorda il luogo dell’evento e una manifestazione più articolata, che si svolge (a rotazione) in uno dei paesi interessati, nei giorni precedenti o seguenti al corteo.

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La storia dell’Eccidio

Negli anni ’40, la frazione di Valaperta era costituita da poche case: cascine, case di operai e un’osteria.
I partigiani consideravano l’osteria come area di sosta, un punto relativamente sicuro sulle strade tra la pianura e la montagna, dove si svolgevano le principali operazioni di guerriglia.

Il 23 ottobre 1945, il milite gaetano Chiarelli, appartenente alla Guardia Nazionale Repubblicana di stanza a Missaglia, venne inviato dal suo comandante al comune di Casatenovo, in bicicletta, per prendere informazioni riguardanti un renitente alla leva, Luigi Gaiati.
Non avendo trovato molte informazioni in Comune, Chiarelli decise di recarsi all’abitazione di Gaiati, probabilmente per svolgere indagini tra i vicini.

Il caso vuole che in una valle sotto Ossola, diretti proprio a Valaperta, stesse transitando un gruppo di partigiani. L’idea era di fare tappa a Valaperta per poi proseguire ma vennero avvisati che in paese erano presenti delle truppe della GNR.
Si prepararono a uno scontro ma incontrarono solo Chiarelli.


Difficile dire se Chiarelli ebbe una reazione violenta oppure no: le testimonianze sono contrastanti.
Il fatto è che rifiutò di consegnargli la bicicletta e le armi e fu ucciso.

Il corpo venne seppellito velocemente in un campo di granoturco lì vicino, per timore di rappresaglie.
Dopo qualche ora, tuttavia, arrivarono a Valaperta i militi della GNR di stanza a Missaglia, alla ricerca del commilitone.
Si sospetta che qualcuno avesse fatto la spia.
La notizia arrivò anche al comando di Merate, da cui partirono altri militi della GNR.

Iniziarono le indagini presso l’osteria e interrogando gli abitanti ma le notizie raccolte furono insoddisfacenti: non si trovava il corpo di Chiarelli e non si ottenevano notizie sui partigiani coinvolti.
Valaperta fu messa a ferro e a fuoco: le stalle vennero incendiate, le abitazioni saccheggiate, gli abitanti minacciati e sfollati (per 3 mesi gli ritirarono anche le tessere annonarie). Diversi anziani hanno testimoniato che l’intera frazione restò dominio della rappresaglia delle Brigate Nere per tutta la notte.

Le indagini proseguirono nei mesi seguenti, anche dopo che venne ritrovato il corpo di Chiarelli.
Alla fine di dicembre, dopo ulteriori (e spesso brutali) interrogatori degli abitanti e di sospetti anche di altri comuni, la GNR accusò dell’uccisione quattro partigiani: Nazzaro Vitali, Natale Beretta, Gabriele Colombo e Mario Villa.

In particolare, Nazzaro Vitali confessò (non si sa se per salvare gli altri) di essere l’unico responsabile dell’uccisione di Chiarelli ma non fu creduto.

I quattro, in stato di arresto, senza processo e con evidenti segni di percosse e torture subite in carcere, vennero portati sul confine tra Valaperta e Lomagna nella mattina del 3 gennaio 1945 e fucilati.

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