Rogo del Pallone di San Biagio 2013

Messa solenne a Galgiana, con il tradizionale rituale del “Pallone di S. Biagio“, che viene bruciato.
A “dar fuoco” c’era Don Sergio Zambenetti, prevosto casatese, accompagnato da Don Marco Zappa.

Il pallone è bruciato completamente: secondo gli anziani, un segno positivo per l’anno che stiamo vivendo.

Al termine della Messa, la benedizione della gola, con le candele, e la distribuzione del panettone benedetto.
San Biagio è infatti riconosciuto come protettore per il mal di gola.

Patrono della gola

Questo è il testo letto in chiesa, che spiega la storia di San Biagio patrono della gola.

La benedizione di S Biagio viene impartita usando due candele benedette.
Una tale benedizione popolare, nel tempo delle aspirine e del collutorio, può apparire un tantino sorpassata o addirittura superstiziosa.
Come dire: “ma insomma si vuole anche troppo da Dio! Possibile che non si sopporti neanche un po’ di mal di gola?”.

Tuttavia, a guardarla meglio, questa antica benedizione rievoca una terribile realtà.
Realtà del passato per noi occidentali, tuttora presente per altri popoli.
Ce lo spiega Carlo Lapucci in un suo articolo appena apparso su Toscana Oggi, tutto dedicato al Santo del 3 febbraio.

Un tempo tutti i bambini dovevano essere benedetti a San Biagio.
Forse anche gli adulti, in tempi più recenti, non sapevano più il perché, ma era rimasto, conscio o inconscio, il ricordo di una malattia della gola, spesso mortale, che attaccava soprattutto i bambini: la difterite.
Fino ai primi dell’Ottocento fu confusa con altre malattie della gola.
Era detta con un termine generico, ora obsoleto, squinzania, che indicava diverse affezioni morbose della gola: dalla semplice infiammazione della faringe a quella che veniva chiamata soffocazione, anche velo perché la gola cominciava a velarsi, e placche, perché sul palato si formavano placche le quali, moltiplicandosi, portavano all’impossibilità di respirare.
Quando si presentava il mal di gola in un bambino, cosa assai frequente in inverno (intorno alla festa del Santo), la famiglia tremava fino alla sua guarigione, perché si sapeva come poteva finire.
Si comprende bene come la disperazione nei secoli spingesse a cercare protezione da una malattia inesorabile che colpiva soprattutto gli esseri più deboli e amati della famiglia.
Adesso, anche se abbiamo la vaccinazione e tanti altri rimedi, continuiamo ad affidarci alla provvidenze benedizione di Dio, facendo memoria del nostro passato, confidando con tutta la nostra fiducia nel Padre e, magari, aiutando concretamente quanti, nei paesi più arretrati, hanno bisogno che tanti fratelli cristiani, in onore di san Biagio, li aiutino a combattere le malattie che il benessere (non goduto da tutti) ha sconfitto.

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